Luigi Landolfi

Nacque a Solofra nel 1814. Dopo esser stato allievo di Basilio Puoti, seguì a Napoli gli studi giuridici, laureandosi nel 1840 e intraprendendo l’attività legale, ma senza mai abbandonare i prediletti studi letterari. Difatti, già nel 1852 pubblicava a Napoli, in elegante edizione per i tipi della Stamperia e Cartiera del Fibreno, un pregevole saggio storico-artistico intitolato De’ dipinti e della vita di Francesco Guarini da Solofra, che segna l’inizio della moderna critica sulla vita e sull’opera dell’artista solofrano. Nel 1858 pubblicò il volume Dio e l’uomo, nel quale, sotto il velo della devozione religiosa, compiva in realtà un duro attacco alle corruttive commistioni tra potere ecclesiastico e monarchia borbonica. Dopo la partecipazione ai moti del ’48, nel 1860 fu luogotenente della Guardia Nazionale di Napoli insieme a Francesco Saverio Arabia.
Di orientamento liberal-moderato e allo stesso tempo uomo di fede, combatté il potere temporale del Papato e propugnò il ritorno della Chiesa alla purezza evangelica. Ma gli esiti dell’unificazione lo lasciarono deluso e perplesso. Fece della sua casa a palazzo Tarsia un brillante cenacolo di cultura, frequentato da intellettuali come il filosofo Vito Fornari, il pittore Domenico Morelli, i giuristi Roberto Savarese, Francesco S. Arabia e Michele Solimene, il patriota Paolo Emilio Imbriani, e moltissimi altri. La sua opera Scritti vari, raccolta di prose e versi, pubblicata nel 1886 e da questi definita come “una recensione […] di me stesso”, rivela e conferma la molteplicità dei suoi interessi culturali.
Morì a Napoli l’11 ottobre 1890.

Vincenzo Barra