Si è tenuto venerdì 6 aprile, presso l’Oratorio della SS. Annunziata, il terzo appuntamento del Corso avanzato per l’avvio all’istruzione superiore, alla ricerca e alle professioni per studenti del penultimo anno degli Istituti Superiori di Avellino e provincia, organizzato dal Centro di ricerca Guido Dorso in collaborazione con la Camera di commercio di Avellino e l’Ufficio scolastico provinciale, e dedicato alle “Istituzioni e crisi della democrazia”.

Introdotto da Nunzio Cignarella, vice presidente del Centro Dorso, Luciano Violante, giurista e politico, presidente emerito della Camera dei deputati, è intervenuto sul tema “Diritti e doveri nel modello democratico”.

Partendo dalla constatazione che solo il 40% del mondo vive in democrazia, mentre cresce il numero dei governi dispotici, il presidente emerito ha messo in evidenza la fragilità della democrazia. La democrazia non è scontata, va curata, non è un fatto naturale, ma è frutto della ragione e del desiderio di libertà. Non è neanche una somma di regole, ma piuttosto di comportamenti, non consiste soltanto in diritti, ma anche in doveri, nell’adempimento dei doveri, nel rispetto delle regole.

Richiamando l’attenzione degli studenti su vari articoli della Costituzione, Luciano Violante è partito proprio dall’art. 2, che, oltre a riconoscere e garantire i diritti inviolabili dell’uomo, esige l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Nel corso della sua densa esposizione, ripercorrendo le tappe principali del percorso storico e politico che portò alla nascita della Costituzione, l’illustre relatore ha poi ricordato il compromesso virtuoso tra le diverse culture che le diedero vita, soffermandosi in particolare su quella repubblicana e su quella liberale. Ma prima della Costituzione – ha sottolineato – venne la scelta della Repubblica, che partiva dall’idea centrale (che risale a Cicerone) della differenza tra il servo e l’uomo libero, che partecipa alla vita politica con senso di responsabilità.

Per superare la crisi attuale della democrazia diventa allora decisivo riscoprire i valori alla base della Costituzione, educare alla democrazia, dare il via a un vero e proprio processo di civilizzazione, volto a ricostruire comunità politiche responsabili, in grado di superare l’isolamento e l’egoismo individuale.

È seguita, come da programma, la relazione di Laura Pennacchi, economista e responsabile della Scuola di democrazia della Fondazione Basso, su “Democrazia ed economia”.
Laura Pennacchi, con rigore e competenza, ha iniziato inquadrando storicamente i rapporti tra democrazia ed economia, partendo dai trent’anni “gloriosi”, quel trentennio successivo alla seconda guerra mondiale durante il quale si riuscì a realizzare uno sviluppo armonioso tra economia e democrazia (il laburismo inglese e il Piano Beveridge, il New Deal di Roosevelt, la rivoluzione keynesiana) per arrivare al prevalere del neoliberismo (l’Inghilterra della Thatcher e gli Stati Uniti di Reagan e poi di Bush). Il trentennio neoliberista, caratterizzato da finanziarizzazione (ipertrofia della finanza), commodification (mercificazione di tutto, anche del genoma umano), denormativizzazione (alle norme e alle leggi si sostituita la lex mercatoria), ha portato a un enorme aumento delle diseguaglianze. Le politiche neoliberiste, basate su “meno tasse, meno regole, meno Stato”, sono all’origine dell’attuale crisi economica globale.

Di fronte allo svuotamento della politica e all’impoverimento della democrazia, s’impone, secondo l’economista, un ribaltamento di paradigma. Rivitalizzare la democrazia significa ricostruire una dimensione progettuale culturale e politica (che cos’è la democrazia, se non un esercizio della politica nel suo senso più nobile?), basata su grandi valori e idealità: l’uguaglianza, la fraternità, la libertà, il lavoro.

Il prossimo appuntamento è per venerdì 13 aprile.

qui il programma completo

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